[Riceviamo e diffondiamo un comunicato sui fermi del 10 giugno scorso.]
[…]“Te l’aspettavi?”, ha chiesto la
Digos ad uno dei compagni fermati a Milano. Il compagno ha risposto: “no”.
Subito dopo, però, ha aggiunto: “anche se sono un comunista. E i comunisti
queste cose dovrebbero sempre aspettarsele”.
Il 10 giugno scorso, intorno alle quattro del pomeriggio, sono venuti a
prendere sei compagni milanesi. Alcuni erano al lavoro. Altri erano in casa.
Oppure ci sono stati portati con l’inganno da false telefonate, che avvertivano
di strane perdite d’acqua. Tutti, comunque, sono stati fermati dalla Digos con
passamontagna e armi in pugno, davanti agli occhi increduli di colleghi, amici
e vicini. Ad alcuni hanno addirittura sfondato la porta di casa, con un clamore
immotivato. E hanno sequestrato telefoni, computer – personali e di lavoro –
agende e altri effetti personali.
Mercoledì 10
Giugno dai PM Pietro Saviotti e Erminio Amelio della procura di Roma è partita
una nuova inchiesta che ha portato all’arresto 6 compagni (uno ai domiciliari),
a diverse perquisizioni in tutta Italia e ad oggi gli indagati risultano essere
circa 15. Anche a Spezia è stata effettuata una perquisizione ad una compagna
che appartiene a questo collettivo e a Genova sono stati arrestati 2 compagni,
Gianfranco e Massimo, mentre gli altri tre compagni, Luigi, Bruno, Beniamino,
sono stati arrestati nel resto d’Italia..
La stampa,
con la complicità dei sindacati, e dei i partiti non si sono fatti sfuggire
l’occasione per emettere una sentenza di condanna preventiva, gridando al
mostro, al terrorista dando già loro una interpretazione agli arresti, fornendo
già tutti gli elementi di accusa, insomma il pacchetto pronto.
E allora
fantomatiche schede telefoniche diventano elementi di prova schiaccianti per
imprigionare un compagno, telefonate di lavoro diventano il motivo scatenante
dell’operazione, partecipazioni a presentazioni di libri diventano aggravanti,
le amicizie, gli affetti, la vita privata ed i rapporti personali diventano
elementi che accertano la pericolosità e vengono trasformati in articoli di
codice penale.
Questa
mattina è iniziato il trasferimento dei compagni nel carcere-confino di Siano,
Catanzaro!
Sembra che il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria voglia trasferire
i compagni due alla volta; non sappiamo a che distanza temporale gli uni dagli
altri, ma proprio questa mattina hanno imbarcato in aereo per il carcere di
Siano, Andrea Scantamburlo e Alfredo Davanzo.
Più di mille chilometri di distanza dagli affetti, dai compagni di lotta e
dalla sede processuale!!!
Costruiamo e rilanciamo ogni tipo di iniziativa di solidarietà di classe,
denunciamo e lottiamo uniti dando voce alla resistenza dei compagni in carcere.
Non appena avremo notizie di altri trasferimenti, aggiorneremo tutti e tutte!
No alle carceri-confino e alle deportazioni!
Teniamo alta la bandiera della solidarietà di classe!
Per scrivere ai compagni:
_ Andrea Scantamburlo
_ Alfredo Davanzo
Casa Circondariale, Via Tre Fontane 28 - 88100 Siano (CZ)
Riceviamo e pubblichiamo esprimendo
la nostra solidarietà alle compagne e ai compagni, la solidarietà non si
processa!
Inizia il
processo alla solidarietà di classe
Il prossimo
martedì 7 luglio inizierà presso il Tribunale di Monza il processo ai 4 nostri
compagni arrestati il 14 febbraio 2007 per un attacchinaggio, nel clima di
caccia alle streghe seguito alla cosiddetta “Operazione Tramonto”, che aveva
portato in carcere due giorni prima, una quindicina di compagni, militanti
sindacali, studenti.
Video sulla giornata
di mobilitazione in solidarietà ai compagni arrestati nell'operazione
"Tramonto" il 12 febbraio 2007. In occasione dell'ultima udienza
prima della sentenza davanti al tribunale di Milano molti compagni italiani e
europei, colleghi di lavoro, studenti, parenti e amici degli arrestati si sono
radunati in un presidio dentro e fuori l'aula del tribunale. Al termine
dell'udienza si è dato vita a un corteo spontaneo conclusosi in piazza San
Babila.