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	<title>Collettivo Politico Gramigna</title>
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	<description>per una società senza più classi, guerra e sfruttamento</description>
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		<title>GIU’ LE MANI DA VIA VOLTURNO!NO ALLO SGOMBERO DELLA CASA DI DAVIDE!</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 08:26:27 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Martedì 24 agosto 2010 è previsto lo sgombero esecutivo della casa di un compagno, Davide Bortolato, in via Volturno a Padova, di proprietà dell’ATER, a lui assegnata da più di vent’anni.
Davide è, dal 12 febbraio 2007, prigioniero nelle carceri dello stato, insieme ad altri 6 compagni, in seguito alla famigerata “operazione Tramonto”. E’ quindi in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Martedì 24 agosto 2010 è previsto lo sgombero esecutivo della casa di un compagno, Davide Bortolato, in via Volturno a Padova, di proprietà dell’ATER, a lui assegnata da più di vent’anni.<br />
Davide è, dal 12 febbraio 2007, prigioniero nelle carceri dello stato, insieme ad altri 6 compagni, in seguito alla famigerata “operazione Tramonto”. E’ quindi in galera in quanto avanguardia operaia e comunista, poiché da quando ha capito la natura criminale del sistema capitalista, lo ha sempre combattuto, schierandosi generosamente al fianco degli sfruttati, lottando per migliori condizioni di vita e di lavoro nella sua fabbrica, contro una classe dirigente serva degli interessi dei grandi padroni.<span id="more-1029"></span><br />
Davide ha sempre lottato anche per il diritto alla casa, contro la  speculazione edilizia e l’abbandono al degrado di centinaia di case di  proprietà dell’ATER e del Comune alla fine degli anni ’80. Lotta che lo  ha portato a occupare una casa sfitta da anni e a renderla di nuovo  abitabile; così, insieme a un movimento di lotta ampio, fatto di  famiglie e giovani proletari, decine di case a Padova in quegli anni  sono state assegnate a chi aveva deciso di occuparle per rivendicare con  la lotta il diritto ad avere un tetto sopra la testa.<br />
Una di queste case oggi è sotto sgombero con la falsa e pretestuosa  accusa di averla subaffittata ad altri: Davide, senza alcun interesse  personale, ha ospitato dei giovani proletari che non possono permettersi  di pagare un affitto privato e nemmeno fare un mutuo perché precari a  vita e, fin dal suo arresto, ha sempre fatto in modo che gli affitti  fossero regolarmente pagati.<br />
Nonostante questo, e soprattutto, nonostante la sua posizione  giudiziaria non sia ancora definitiva, in attesa della sentenza della  Cassazione, e ci sia ancora un ricorso amministrativo in corso, il  Comune di Padova, approfittando dell’attuale periodo di ferie, ha  ordinato lo sgombero con la forza pubblica.<br />
Ma non è il primo sgombero: già due anni fa, dalla casa di un altro  compagno in carcere, in regola con i pagamenti all’ATER, è stata  sfrattata una giovane compagna incinta prossima al parto che lì era  ospite temporanea e che è stata lasciata in mezzo alla strada  dall’allora assessore alla casa Ruffini.<br />
Oggi l’assessore alla casa è Giovanni Battista Di Masi, eletto con la  lista Italia dei valori. Se questo signore, oggi irreperibile, non farà  nulla per trovare una soluzione alternativa al problema, vorrà dire che  anche il suo partito, che si fa paladino della giustizia e della  legalità, nei fatti difende la politica di palazzo che, da anni, copre i  veri casi di subaffitto da parte di assegnatari ATER i quali, spesso,  lavorano proprio all’interno delle stesse istituzioni.<br />
Mobilitarsi contro questo sgombero, non significa quindi solo difendere  la possibilità per Davide di riavere una casa quando uscirà di prigione;  non solo serve a contrastare la politica della terra bruciata attorno  ai compagni, ma anche rivendicare la necessità di difendere tutti i  diritti essenziali, che ci stanno togliendo giorno dopo giorno,  attraverso la lotta unitaria dei proletari.<br />
LA CASA E’ UN DIRITTO: DIFENDIAMOLA CON LA LOTTA!<br />
MARTEDI’ 24 AGOSTO dalle ore 6.00<br />
PRESIDIO IN VIA VOLTURNO 23<br />
Fip Via Varese, 10 – 35138 Padova<br />
Associazione Solidarietà Parenti e amici degli arrestati il 12-2-2007</p>
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		<title>Libertà per Marco Camenisch! Libertà per tutte/i le/i rivoluzionarie/i prigioniere/i!</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 15:21:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>autore1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Memoria Storica]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[anti nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[compagni anarchici]]></category>
		<category><![CDATA[ecologismo]]></category>
		<category><![CDATA[marco camenisch]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzionari prigionieri]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà di classe]]></category>

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		<description><![CDATA[
Riceviamo e pubblichiamo
Appello per una campagna di solidarietà per Marco  Camenisch
Marco Camenisch, conosciuto per la sua partecipazione attiva al  movimento antinucleare degli anni settanta, è incarcerato da quasi venti anni come prigioniero politico. Durante tutti questi anni è stato parte di lotte, campagne e proteste dentro e fuori del carcere come anarchico ecologista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2010/08/images1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1007" src="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2010/08/images1.jpg" alt="" width="259" height="195" /></a></p>
<p><strong><em>Riceviamo e pubblichiamo</em></strong></p>
<p>Appello per una campagna di solidarietà per Marco  Camenisch</p>
<p>Marco Camenisch, conosciuto per la sua partecipazione attiva al  movimento antinucleare degli anni settanta, è incarcerato da quasi venti anni come prigioniero politico. Durante tutti questi anni è stato parte di lotte, campagne e proteste dentro e fuori del carcere come anarchico ecologista combattente. Attualmente è detenuto nel carcere Poeschwies /Regensdorf  vicino a Zurigo.</p>
<p>Fra due anni (nel 2012) ci sarà la data della sua scarcerazione  condizionale, che gli dovrebbe essere concessa per principio. Perché la scarcerazione condizionale è la regola nel sistema carcerario svizzero. Però, la  situazione di Marco è particolare. <span id="more-1005"></span>Tutte le facilitazioni e le misure per  prepararsi alla liberazione gli vengono rifiutate categoricamente. Il provvedimento  sanitario, di cui lui ha bisogno, perché è malato di cancro, resta insufficiente.  La usuale licenza dal carcere gli viene rifiutata con la motivazione che  lui non nega la sua fede politica e che ha troppi amici e amiche in tutto il  mondo, che potrebbero aiutarlo a scappare. Allo stesso tempo, avere dei buoni  rapporti sociali fuori della galera è una condizione della scarcerazione  condizionale. Una di tante condizioni che Marco adempierà oggettivamente.</p>
<p>Dà l’impressione che le autorità giudiziarie concedano la scarcerazione condizionale solo ai/alle detenuti/e che si sono piegati/e o adattati/e.  Questa tendenza si può riscontrare per quasi tutti/e i/le prigionieri/e  politici/che nelle metropoli. I detenuti/e che difendono la loro identità politica  sono sepolti vivi nelle galere, anche se hanno espiato la pena. Tutto con l’intenzione di indebolire il movimento progressista al quale  appartengono, così come di mantenere la paura del carcere come arma dei potenti.  Come alcuni esempi fra tanti possono servire la situazione di Leonard Peltier  negli stati uniti, quella dei/delle detenuti/e di Action Directe in Francia o dei/delle prigionieri/e baschi nello Stato spagnolo.</p>
<p>Per queste varie ragioni facciamo un appello insieme al Soccorso Rosso Internazionale per una campagna internazionale di solidarietà per Marco Camenisch, che si vuole unire con le lotte per la libertà di altri/e prigionieri/e politici/che con delle pene lunghe in altri paesi o  continenti. Non vogliamo perdere di vista la prospettiva di una società senza  galere, abbiamo cominciato la campagna il 19 di Giugno, che è il giorno d&#8217;azione  per i/le prigionieri/e antagonisti/e e contro il carcere.</p>
<p>Vi domandiamo di sottoscrivere l&#8217;appello del Soccorso Rosso  Internazionale.</p>
<p>Fate girare le informazioni su vostri website o  altri canali d&#8217;informazione.</p>
<p>Partecipate con i vostri punti essenziali politici e  con &#8220;vostri/e&#8221; prigionieri/e.</p>
<p>Partecipate al giorno d&#8217;azione internazionale il 18  e 19 di settembre.</p>
<p>La solidarietà è un&#8217;arma</p>
<p>Amici/che e compagni/e di Marco Camenisch</p>
<p>giugno 2010<br />
<strong><br />
<em>scrivete a marco ( non dimenticare di mettere un mittente):</em></strong><br />
marco camenisch<br />
postfach 3143<br />
ch-8105 regensdorf</p>
<p><em><strong>sostenete marco:</strong></em><br />
conto 87-112365-3 (PAN-IG, ch-8000 zuerich)</p>
<p><em><strong> </strong></em></p>
<p><em><strong>contatto:</strong></em></p>
<p><a href="mailto:marco_camenisch@yahoo.de">marco_camenisch@yahoo.de</a></p>
<p><strong>CHI E? MARCO CAMENISCH?</strong><br />
Marco Camenisch e? nato il 21 gennaio 1952, nei Grigioni. Inizio? la propria militanza nel sostegno ai prigionieri in lotta, e dal 78 si impegno&#8217; nella lotta contro l&#8217;industria nucleare. Viene condannato nel gennaio&#8217; 81 per attacchi dinamitardi ad un pilone dell&#8217;alta tensione, a dieci anni di reclusione.<br />
Il 17 dicembre &#8216;81, Marco Camenisch con alcuni prigionieri italiani evade e una guardia viene uccisa e un&#8217;altra ferita. Per dieci anni Marco vive in clandestinita?, prosegue la sua attivita? anti-nucleare, e scrive articoli per la stampa anarchica. Dicembre ’89: un doganiere presso la frontiera italo/svizzera e? abbattuto, ed immediatamente i media e le autorita? dichiarono Marco autore del fatto! Marco ha sempre respinto questa accusa. Due anni dopo, viene arrestato su una strada in Toscana, da una pattuglia di carabinieri. Dopo lo scontro a fuoco Marco e un carabiniere restano feriti.<br />
Maggio &#8216;92, Marco viene condannato in Italia per la sparatoria, con i carabinieri e per un attacco dinamitardo contro una linea elettrica. Marco rifiuta qualsiasi collaborazione con la giustizia e viene condannato a dodici (12) anni di prigione. In aprile 2002, scontata la condanna, Marco Camenisch viene estradato in Svizzera per gli otto (8) anni residui della sua prima condanna, nonche? per essere processato per l&#8217;evasione e la sparatoria al posto di dogana.<br />
Il processo, che fu occasione di una vasta campagne di solidarieta?, si concluse con l’assoluzione rispetto alla morte della guardia carceraria e la condanna a 17 anni per la morte della guardia di frontiera. In carcere, malgrado il duro regime detentivo, Marco partecipa alle lotte dei prigionieri, sociali e politici, in particolare con scioperi della fame. Svolge un ruolo attivo nella connessione fra diverse realta? di lotta (diversi circoli anarchici, collettivi ecologisti e con i gruppi costituenti il Soccorso Rosso Internazionale).<br />
Potrebbe accedere ad alcuni benefici di legge (giorni di permesso), gia? da qualche anno. Cio? gli viene tuttora rifiutato. Il fatto che non si sia pentito e? apertamente invocato dalle autorita? per giustificare questo diniego.</p>
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		<title>Video sul violento sgombero delle famiglie di immigrati a Parigi da parte della polizia</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Aug 2010 13:31:49 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Classe e Capitale]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/18MB23xpcK4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/18MB23xpcK4&amp;hl=it_IT&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></p>
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		<title>Benefit per i compagni e le compagne processati/e a L&#8217;Aquila</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 09:42:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[41 bis]]></category>
		<category><![CDATA[isolamento]]></category>
		<category><![CDATA[L'Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzionari prigionieri]]></category>

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		<description><![CDATA[
LA SOLIDARIETA’ E’ UN’ARMA!
Il 3 giugno 2007 si è svolta a L’Aquila una manifestazione contro il barbaro regime carcerario del  41 bis, il cosiddetto carcere duro, che dal 2005 è stato applicato a 5 rivoluzionari prigionieri (tra cui la compagna Diana Blefari). La manifestazione aveva l’intenzione di denunciare per le vie della città le condizioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2010/07/griglia1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-994" src="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2010/07/griglia1-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a></p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">LA SOLIDARIETA’ E’ UN’ARMA!</span></strong></p>
<p>Il 3 giugno 2007 si è svolta a L’Aquila una manifestazione contro il barbaro regime carcerario del  41 bis, il cosiddetto carcere duro, che dal 2005 è stato applicato a 5 rivoluzionari prigionieri (tra cui la compagna Diana Blefari). La manifestazione aveva l’intenzione di denunciare per le vie della città le condizioni in cui versano i detenuti del carcere de L’Aquila, in particolare della compagna Nadia Lioce tutt’ora in isolamento totale per l’applicazione del 41 bis, per poi terminare con un caloroso saluto sotto le mura del carcere.     <span id="more-993"></span> Il regime di 41 bis è stato recentemente inasprito attraverso l’approvazione del “pacchetto sicurezza”, tra le varie restrizioni: i colloqui sono ridotti da due ad uno al mese, che viene videoregistrato, al massimo 4 persone all’aria contemporaneamente e per due ore soltanto, ma soprattutto chi consentirà ad un detenuto in regime di 41 bis di “comunicare con altri” sarà punito con la reclusione, che per gli avvocati andrà da due a cinque anni.</p>
<p>La macchina repressiva dello Stato, volta a criminalizzare la solidarietà con i detenuti, cercò in tutti i modi già nelle settimane precedenti di indebolire e contrastare la realizzazione del corteo: con la servile complicità dei media, che dipinsero i manifestanti come “orde barbariche” pronti ad invadere la città, si costrinsero i cittadini de L’Aquila a rimanere in casa e a chiudere bar e negozi. Il tentativo di creare terreno bruciato attorno al corteo non sortì l’effetto sperato, infatti molti studenti e cittadini erano presenti ai bordi delle strade per nulla intimoriti dal terrore mediatico.</p>
<p>Nei giorni subito successivi si scatenò una particolare caccia alle streghe da parte di stampa e TV, che terminò puntualmente con indagini e 24 denunce.</p>
<p>Questo ennesimo attacco repressivo si colloca in un periodo caratterizzato da numerose inchieste e diversi arresti di compagni, ad esempio pochi mesi dopo il blitz poliziesco del 12 febbraio 2007, e di conseguenza di uno sviluppo della pratica della solidarietà e della lotta contro il carcere imperialista da parte del movimento. Queste denunce mirano chiaramente a colpire la solidarietà nei confronti dei compagni prigionieri e dimostrano come non sia tollerata alcuna forma di appoggio e sostegno a chi incarna una chiara prospettiva rivoluzionaria, per paura che questa possa diffondersi tra i proletari come un germe che attacca il corpo dello Stato e il suo dominio (la stessa accusa di apologia di reato per alcuni slogans lanciati durante la manifestazione ne è un chiaro esempio). Così, nell’intento di dividere e indebolire la forza e l’unità della solidarietà si promuove l’equazione “manifestanti = fiancheggiatori del terrorismo”.</p>
<p>Lo stesso iter giudiziario del processo che inizierà dimostra il tentativo di minare la solidarietà: i compagni sono stati divisi in due procedimenti differenti in base ai due diversi capi d’accusa, danneggiamento e apologia di reato, ma in realtà la magistratura sembra aver operato una distinzione in base all’identità politica di provenienza dei manifestanti, tra i compagni dell’area anarchica e i compagni comunisti, con l’obbiettivo di dividere delle realtà che negli anni si sono organizzate insieme per denunciare e contrastare l’innalzamento del livello repressivo messo in atto dallo Stato con continui sgomberi, inchieste, denunce e arresti.</p>
<p>Lo scorso marzo, a quasi tre anni da quella manifestazione, è iniziato il processo. Per il secondo procedimento (che contesta l’apologia di reato) la prossima udienza si svolgerà il 29 ottobre, mentre l’altro filone d’inchiesta riprenderà il 23 novembre. Non sarà un altro processo a zittirci e a dividerci, anzi proprio di fronte all’ennesimo accanimento repressivo rilanciamo con forza la necessità di contrastare le continue divisioni, che poi lo Stato applica anche dentro le mura delle galere attraverso la logica della differenziazione, con l’unità! Rilanciamo anche l’importanza di costruire la solidarietà nei confronti dei compagni ancora in carcere e di continuare a lottare per l’abolizione del 41 bis, delle sezioni di Alta Sorveglianza, delle carceri confino e contro la differenziazione e l’isolamento carcerario.</p>
<p><strong>No al 41 bis!</strong></p>
<p><strong>La solidarietà non si processa!</strong></p>
<p><strong>Libertà per tutti i rivoluzionari!</strong></p>
<p><strong><em>Alcuni imputati dell’inchiesta</em></strong></p>
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		<title>La rivoluzione è un fiore che non muore!</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Jul 2010 10:50:26 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Memoria Storica]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[afapp]]></category>
		<category><![CDATA[Euskadi]]></category>
		<category><![CDATA[grapo]]></category>
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		<category><![CDATA[prigionieri rivoluzionari]]></category>

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Riceviamo e pubblichiamo:
26 luglio: é morto Iñaki Kuadra Etxeandia, militante comunista ed exprigioniero politico dei GRAPO

.
Nato a  Barakaldo (Bizkaia, Paese Basco)  49 anni fa da una  famiglia proletaria e combattente, presto prova la repressione sulla  propria pelle. A soli  17 anni é  brutalmente picchiato dalla   Guardia  Civile &#8211; arresto illegale e non reso noto-  che cercava [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2010/07/iñaki1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-990" src="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2010/07/iñaki1-284x300.jpg" alt="" width="284" height="300" /></a></p>
<p><em>Riceviamo e pubblichiamo:</em></p>
<p><strong><span style="font-size: x-large">26 luglio: é morto Iñaki Kuadra Etxeandia, militante comunista ed exprigioniero politico dei GRAPO</span></strong><strong><br />
</strong></p>
<div><strong>.</strong></div>
<div><strong>Nato a  Barakaldo (Bizkaia, Paese Basco)  49 anni fa da una  famiglia proletaria e combattente, presto prova la repressione sulla  propria pelle. A soli  17 anni é  brutalmente picchiato dalla   Guardia  Civile &#8211; arresto illegale e non reso noto-  che cercava di avere  informazioni su dove si trovasse suo fratello  Enrike, militante del  Partido Comunista de España (reconstituido).<br />
.</strong></div>
<p><strong> </strong></p>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Da quel momento si dedica ai prigionieri politici ed alla  solidarietà ed é vittima di continui episodi di guerra sporca. A 22 anni  entra in clandestinità e si integra nei GRAPO.<span id="more-988"></span><br />
</strong></div>
<p><strong> </strong></p>
<div><strong>.</strong></div>
<div><strong>Il 19 gennaio 1985 é arrestato mentre si trovava ricoverato  in gravi condizioni nell&#8217;ospedale Di Cordoba. Durante questa macro  operazione é arrestato e sbattuto in galera insieme ad altri 17  militanti antifascisti. E&#8217; condannato a 52 anni di carcere, durante  diversi processi-farsa.<br />
.</strong></div>
<p><strong> </strong></p>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Già dall&#8217;inizio della sua prmanenza in carcere le sue  condizioni si aggravano notevolmente: numerosi attacchi epilettici,  problemi neurologici, di stomaco, di pancreas e ai reni.  In prigone  viene tenuto in primo grado (le condizioni più dure) ma continuamente  deve essere trasferito nelle infermerie degli istituti penitenziari   di Meco, Soria e infine nell&#8217;ospedale  del carcere di  Carabanchel.</strong><strong><br />
.</strong></div>
<p><strong> </strong></p>
<div><strong>Durante  tutti gli scioperi della fame dei p.p. del  PCE  (r) e dei GRAPO, quando lo Stato costringe questi miltanti al  trasferimento in ospedale, Iñaki ha cura di loro, li app<a href="mails_addtocal(1,&quot;oggi&quot;);">oggi<em> </em></a>a  e li sostiene con ddedizione assoluta, nonostante le sue precarie  condizioni fisiche.  Incoraggia quanti sono determinati a proseguire  sino alla fine, app<a href="mails_addtocal(1,&quot;oggi&quot;);">oggi<em> </em></a>a e consola quanti sono costretti ad abbandonare lo sciopero, dando a tutto questo un senso politico.</strong></div>
<div><strong>IlIl</strong><strong> Il  6  agosto  1992 gli viene concesso di usufruire dell&#8217;articolo  60, per  malattia cronica e grave. Il Governo, tuttavia, affermando  che&#8221; Non é  il momento opportuno&#8221; gli nega l&#8217;uscita dal carcere. Le condizioni di  Iñaki vanno peggiorando e nuovamente viene chiesta l&#8217;applicazione  dell&#8217;articolo 60, che viene nuovamente rifiutato.  La sua salute giunge a  un punto critico e il peggioramente é enorme. .</strong></div>
<p><strong> </strong></p>
<div><strong>.</strong></div>
<div><strong>Grazie ad una ampia campagna di denuncia, app<a href="mails_addtocal(1,&quot;oggi&quot;);">oggi<em> </em></a>ata  dalla AFAPP ed altri collettiviche dura durante tutto il 1994 e parte  del 1995, si raggiungono moigliaia di firme che chiedono che venga messo  in libertà. L&#8217;11 aprile del 1995  viene messo in libertà condizionale.  conceden por fin la libertad condicionada y sale a la calle el 11 de  abril de 1995. La decisione provocó iol disappunto dl Ministeri della  Giustizia e degli Interni e, naturalmente; della polizia di Stato che  letteralmente affermano: &#8220;<em>Questo dipartimento non commenta le  decisioni dei giudici di vigilanza penitenziaria, ma sia chiaro che non  siamo stati noi a concedergli la libertà&#8221;. </em>I portavoce della polizia, intervistati dalla stampa borghese, tuttavia riconoscono che  <em> “Cuadra Echeandía é al limite delle forze e lo era già dieci anni fa Non crdiamo che abbia la forza di fare qualcosa&#8221; (sic). .</em></strong></div>
<div><strong><em> </em>Dopo oltre </strong><strong>10 anni di prigione,  durante i quali era al limite delle forze, questo exprigioniero politico  dei GRAPO torna a casa e va a vivere  a  Las Karreras (Bizkaia). Una  volta a casa, grazie alle cure dei familiari,  dei medici non del  carcere e di una alimentazione decisamente più adatta alle sue  condizioni, Cuadra sta meglio, anche se continua ad essere gravemente  ammalato e costretto a ricoveri ospedalieri. </strong></div>
<div><strong>.</strong></div>
<p><strong> </strong></p>
<div><strong>Quest&#8217;uomo &#8220;al limite delle forze&#8221; era tuttavia  costantemente vigilato: di fatto, era in libertà condizionale e sempre  sotto la minacia di dover tornare in galera. </strong></div>
<div><strong>Lo scorso marzo, dopo quindici anni di &#8220;libertà&#8221; vigilata,  tha firmato per l&#8217;ultima volta (doveva farlo ogni 15 giorni). Durante  tutti questi anni Iñaki non ha mai smesso di sentirsi comunista, di  sentirsi basco, di sentirsi internazionalista, come mai ha cessato di  sentirsi militante del  Partido Comunista del España (reconstituido). La  sua unica pena era il fatto di non poter essere più&#8221;utile&#8221; a causa  delle sue malattie, che lo limitavano sia fisicamente, sia  psicologicamente. </strong><strong>.</strong></div>
<p><strong> </strong></p>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Nel  2009 gli viene diagnosticato un cancro allo stomaco: é operato e poi sotttoposto alla chemio e alla radioterapia. </strong></div>
<p><strong> </strong></p>
<div><strong>.</strong></div>
<div><strong>All&#8217;inizio di giugno del   2010 inizia un decadimento  generale e il 21 luglio é ricoverato nell&#8217;ospedale oncologico di  Cruces  (Barakaldo), dove gli vengono riscontrate varia metastasi. E&#8217; morto  all&#8217;alba di lunedi 26 luglio.</strong></div>
<div><strong><br />
.</strong></div>
<p><strong> </strong></p>
<div><strong>Esprimiamo tutto il nostro affetto alla famiglia di Iñaki; a  Blanki, sua compagna di vita che non ha mai mancato di restare accanto  al suo compagni, a suo fratello Enrke (prigioniero politico, attualmente  detenuto nel carcere di Siviglia , dove si trova da 21 anni e a tutti i  suoi amici/che e compagni/e di lotta.</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Ricordiamo che dieci giorni fa, il 16 luglio, é morto un altro militante comunista, exprigioniero </strong><strong>del PCE(r) gravemente enfermo, Enrique Álvarez Abalde. </strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong>Il carcere, questo grande sterminatore di rivoluzionari&#8230;</strong></div>
<div><strong> </strong></div>
<div><strong><span style="color: #0000bf">Comités por un Socorro Rojo Internacional. 26 de julio 2010</span></strong></div>
<div></div>
<div><strong> Enrique Álvarez Abalde, é stato 9 anni  in carcere. A causa delle sue  gravi condizioni di salute, provocate dalle torture, dai maltrattamenti  patiti e dalle conseguenze dei diversi scioperi della fame cui ha  partecipato, era stato messo in libertà condizionale. Impossibilitato a  muoversi e a parlare, é restato per 11 anni in un letto di ospedale,  assistito da familiari e compagni. Ogni volta che andavamo a trovarlo   ne era felice, lo si vedeva dallo sguardo&#8230; </strong><br />
<strong>Enrique, ci manchi e ci mancherai. </strong><br />
<strong>Quando  ancora poteva parlare, non mancava di chiedere di continuare a lottare  anche per lui: lo abbiamo fatto e lo faremo; puoi contarci Enrique! Con  tanto amore: Guille, Beta y los niños que tanto mimaste&#8230; GRACIAS  camarada</strong></div>
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		<title>L&#8217;antifascismo non è reato!</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 10:14:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[arresti]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà di classe]]></category>
		<category><![CDATA[verona]]></category>

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		<description><![CDATA[
Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato su delle nuove denunce arrivate a Verona contro 8 compagni di varie città per il presidio di solidarietà al tribunale, organizzato per l&#8217;udienza di convalida degli arresti di Luca e Pasquale nel 2009. La solidarietà è la nostra arma!
A Verona Digos e magistratura continuano la guerra contro gli antifascisti.
Ma chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2010/06/antifa.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-950" src="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2010/06/antifa.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><em>Riceviamo e pubblichiamo, un comunicato su delle nuove denunce arrivate a Verona contro 8 compagni di varie città per il presidio di solidarietà al tribunale, organizzato per l&#8217;udienza di convalida degli arresti di Luca e Pasquale nel 2009. La solidarietà è la nostra arma!</em></p>
<p><strong>A Verona Digos e magistratura continuano la guerra contro gli antifascisti.</strong></p>
<p><strong>Ma chi semina vento, poi raccoglie tempesta.</strong></p>
<p>Da qualche giorno 8 compagni e compagne di Verona e altre città hanno ricevuto le denuncie e le imputazioni di oltraggio, resistenza, minacce, ingiurie a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato, per aver portato la loro solidarietà attiva fuori dal tribunale, a Luca e Pasquale, due compagni antifascisti arrestati per l’infamia di un noto nazista veronese, che li accusava di essere stato aggredito.<span id="more-984"></span> Il giorno della convalida degli arresti, avvenuti a Novembre 2009, questi compagni tra cui alcuni parenti degli arrestati, assieme a tanti altri antifascisti, tentarono di vederli e capire le condizioni dei due antifascisti sequestrati dallo stato, dato che per 3 giorni non li fu concesso di bere e uno di loro non ricevette mai i medicinali salvavita di cui aveva urgente bisogno. La polizia, con ingente spiegamento di forze e arroganza ,vietò a tutti l’entrata e la possibilità di vedere gli arrestati, e sguinzagliò i giornalisti asserviti per provocare e continuare l’ignobile lavoro di denigrazione contro i compagni. Ma la sbirraglia non si aspettava la grande determinazione e la giusta indignazione dei parenti, amici e compagni. Sperava in una facile repressione anche di chi porta la solidarietà, anche di chi è solo parente di coloro che lottano contro questo stato assassino e fascista. Speravano di poter fare ciò che hanno fatto con Cucchi, Aldrovandi, e i tanti assassinati nelle questure, nelle caserme e in carcere. Purtroppo per loro, quel giorno non è andata così!! Quel giorno famigliari e amici, donne e uomini liberi, hanno dimostrato tutta la loro vicinanza e solidarietà a chi era stato strappato alle loro vite, al loro affetto, contro ogni legge dei tribunali e delle questure, infame, ingiusta e codarda. Hanno risputato in faccia ai carnefici tutto il male che hanno fatto nelle loro schifose carriere, prevenendone dell’altro ai due compagni. Oggi, con la solita vigliaccheria e meschinità che contraddistingue il capo della digos veronese, i suoi scagnozzi in divisa e i noti magistrati in prima linea nella difesa dell’ingiustizia e della repressione a tutto ciò che può minare i privilegi delle caste al potere, intendono continuare la loro guerra all’antifascismo e alle lotte sociali. Questa volta colpendo gli affetti più vicini e chi tenta di portare un aiuto e solidarietà a tutti coloro, che con ardito coraggio lottano e combattono per una società senza razzismo, fascismo, sfruttamento e disumanità. Tentano di fare terra bruciata attorno a chi si ribella, disarticolare l’unità nelle lotte. Diamo la più totale e attiva solidarietà a questi nostri 8 parenti, amici, compagni, i quali sono “colpevoli” d’aver usato contro questa banda di assassini e sciacalli corrotti, la più forte e nobile delle armi : LA SOLIDARIETA’!!! Umana e militante. Siamo ORGOGLIOSI di oltraggiare in ogni modo la divisa e la toga di chi per secoli ha solo dispensato orrore, ingiustizie, miseria e lutti ai popoli!!! Ignobili individui piccoli e meschini che vivono da parassiti dello sfruttamento capitalista altrui!!!! Siamo FIERI di resistere e minacciare il fascismo e l’arroganza di chi assassina e vorrebbe una società di schiavi pacifici e rassegnati. Siamo FELICI di danneggiare quei luoghi ripugnanti e disumani che si chiamano tribunali, cie, questure, caserme, basi militari. Chi continua a seminare vento e soffocar le genti con cieli plumbei di sofferenze e ingiustizie, troverà per sempre chi è disposto a dar tempesta!!!</p>
<p>Arditi e Antifascisti</p>
<p>Antifascisti/e veronesi</p>
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		<title>Azione di boicottaggio antisionista all&#8217;H&amp;M di Padova</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jul 2010 20:44:12 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Antimperialismo]]></category>
		<category><![CDATA[BDS]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[padova]]></category>
		<category><![CDATA[Palestina]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà di classe]]></category>

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		<description><![CDATA[
PADOVA.
Nella mattinata del 1° luglio, quindici attivisti del  movimento di
solidarietà con la Palestina, hanno svolto un&#8217;azione di  informazione e
contestazione simbolica davanti alla nuova sede di  H&#38;M, multinazionale
d&#8217;abbigliamento la cui recente politica  economica ha portato a massivi
investimenti economici in Israele. Oltre alla filiale già presente a Tel
Aviv, subito dopo l&#8217;operazione  piombo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2009/09/palestine036.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-187" src="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2009/09/palestine036.jpg" alt="" width="350" height="484" /></a></p>
<p>PADOVA.</p>
<p>Nella mattinata del 1° luglio, quindici attivisti del  movimento di<br />
solidarietà con la Palestina, hanno svolto un&#8217;azione di  informazione e<br />
contestazione simbolica davanti alla nuova sede di  H&amp;M, multinazionale<br />
d&#8217;abbigliamento la cui recente politica  economica ha portato a massivi<br />
investimenti economici in Israele.<span id="more-978"></span> Oltre alla filiale già presente a Tel<br />
Aviv, subito dopo l&#8217;operazione  piombo fuso (dicembre 2008-gennaio 2009) che<br />
ha postato a 1500 morti,  è stata pianificata l&#8217;apertura di 4 nuove filiali.<br />
Una di queste, in  particolare, è stata aperta a Malha, un ex villaggio<br />
palestinese da  cui sono stati cacciati gli abitanti durante la nakba del<br />
1948. Il  tempismo ed il luogo in cui vengono aperte queste filiali suonano<br />
come  un esplicito app<a href="mails_addtocal(1,&quot;oggi&quot;);">ogg<em>i</em></a>o alle politiche sioniste.</p>
<p>Quest&#8217;iniziativa si  inserisce all&#8217;interno della ormai diffusissima<br />
campagna BDS  (Boicottaggio-Disinvestimenti-Sanzioni verso Israele) lanciata<br />
nel  2005 da circa 170 diverse organizzazioni palestinesi, con l&#8217;obiettivo<br />
di  dare un grande segnale politico di resistenza alla politica genocida e<br />
di  apartheid di Israele nei confronti della popolazione indigena<br />
palestinese,  fino a che non sarà garantito il diritto al ritorno di coloro<br />
che  sono stati cacciati dalle proprie terre e dalle proprie case, la fine<br />
dell&#8217;occupazione  militare e l&#8217;uguaglianza tra palestinesi ed israeliani.</p>
<p>Durante  l&#8217;iniziativa sono stati distribuiti circa 700 volantini, e vi è<br />
stata  una inaspettata risposta da parte di passanti e avventori e<br />
avventrici  del negozio: quasi tutti accettavano e leggevano il volantino,<br />
in  molti si fermavano a parlare, e spesso sembravano sorpresi dalle<br />
informazioni  di cui non erano a conoscenza.<br />
E&#8217; stato appeso uno striscione  &#8220;BOICOTTA H&amp;M = BOICOTTA ISRAELE&#8221; e poco<br />
dopo è giunta una  volante della polizia intimandoci di interrompere<br />
l&#8217;azione sulla base  di una non più precisa mancanza di autorizzazione.<br />
Questo intervento  è inaccettabile, in quanto, nella stessa città di<br />
Padova, la polizia  addirittura scorta i volantinaggi delle organizzazioni<br />
&#8220;Forza Nuova&#8221;  e &#8220;Casa Pound&#8221;, fortemente razziste e antisemite.</p>
<p>Noi  continueremo ad app<a href="mails_addtocal(1,&quot;oggi&quot;);">oggi<em> </em></a>are con azioni la campagna BDS contro<br />
l&#8217;apartheid,  contro l&#8217;embargo a Gaza.</p>
<p>PALESTINA LIBERA!<br />
BOICOTTA ISRAELE!</p>
<p>bsdpadova@inventati.org</p>
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		<title>Mozione finale della conferenza sul processo politico del 26-27 giugno</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 22:31:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>autore1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Controcultura]]></category>
		<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[processo politico]]></category>
		<category><![CDATA[rivoluzionari prigionieri]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà di classe]]></category>

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		<description><![CDATA[
Mozione finale letta in assemblea
Care compagne e cari compagni,
una breve sintesi della due giorni di dibattito sul processo politico tenutasi a Milano in via Bligny 22, presso la sede dell’Usi, organizzata dal Cccpsri in collaborazione con l’Associazione Parenti e Amici degli Arrestati il 12/02/2007 e l’intervento dell’Assemblea Contro il Carcere e la Repressione.
Ringraziamo tutti coloro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2009/12/prison.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-646" src="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2009/12/prison.jpg" alt="" width="500" height="333" /></a></p>
<p><strong>Mozione finale letta in assemblea</strong></p>
<p>Care compagne e cari compagni,</p>
<p>una breve sintesi della due giorni di dibattito sul processo politico tenutasi a Milano in via Bligny 22, presso la sede dell’Usi, organizzata dal Cccpsri in collaborazione con l’Associazione Parenti e Amici degli Arrestati il 12/02/2007 e l’intervento dell’Assemblea Contro il Carcere e la Repressione.</p>
<p>Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato, che sono intervenuti, sia i compagni dall’Italia che i compagni dall’estero e tutti quelli che hanno contribuito all’organizzazione e alla realizzazione della conferenza.</p>
<p>La giornata di sabato è stata caratterizzata da numerosi interventi sul tema del processo politico, si è aperta con un intervento a cura di compagni/e per la costruzione del Soccorso Rosso in Italia ed è proseguita con la lettura di 2 interventi inviati per l’occasione da alcuni compagni prigionieri, un intervento a cura del’Associazione Solidarietà Parenti e Amici degli arrestati il  12/02/07, gli interventi di 3 avvocati, l’intervento tramite video del SRI, gli interventi del SR di Spagna, del Belgio e della Germania, l’intervento di un ex prigioniero politico del Belgio e infine alcuni interventi dal pubblico.<span id="more-975"></span></p>
<p>Nella giornata di domenica si è dato spazio ad interventi sulla memoria, l’esperienza storica e quella attuale della lotta contro la repressione del SR, di parenti e amici di prigionieri politici e di altri organismi di lotta contro il carcere e la repressione. Sono intervenute alcune situazioni giovanili, sia estere che  italiane, sui cosiddetti reati di piazza, sono continuati interventi sul carcere e contro il 41 bis per rilanciare dei percorsi concreti di lotta, un intervento a cura di una compagna di Radio Black out e infine diversi interventi sulla condizione di alcuni prigionieri qui in Italia sotto processo per “terrorismo internazionale”, dibattito molto interessante che ha suscitato un’ampia discussione su cui si sono confrontate diverse opinioni e posizioni politiche.</p>
<p>Tra gli interventi quelli di avvocati sia sul processo in 41bis sia sui processi agli islamici.</p>
<p>Cogliamo l’occasione di questi due giorni per rivolgere un caloroso e rivoluzionario saluto a tutte le compagne e i compagni che oggi sono ancora rinchiusi nelle patrie galere: la militante rivoluzionaria e i due militanti rivoluzionari sottoposti a regime di 41 bis nelle carceri di L’Aquila, Terni e Parma, i compagni rinchiusi ad Alessandria, Biella, Carinola, Siano, Badu e Carros, le compagne detenute a Latina e Rebibbia, i prigionieri rinchiusi a Rossano, Macomer, Benevento, Asti …e a tutti i prigionieri rivoluzionari e antimperialisti a livello internazionale.</p>
<p>In particolare, un abraccio va ai compagni arrestati il 12/02/07, per i quali il 24/06/0/10 la Corte di Appello di Milano ha emesso la sentenza di secondo grado che ha riconfermato le condanne inflitte in primo grado a tutti gli imputati, in alcuni casi ridicolmente decurtate di qualche mese su pene di 15 anni e, con grande gioia del pubblico solidale, ha assolto un altro giovane compagno.</p>
<p>Questa sentenza è la riconferma del ruolo di classe della giustizia borghese, quello di colpire e punire chi si organizza per cambiare gli attuali rapporti di classe e quello di dare un chiaro monito a chi vuole intraprendere la stessa strada.</p>
<p>La sentenza non poteva essere diversa, poiché si colloca pienamente nella fase storico-politica attuale, caratterizzata dalla crisi strutturale e irreversibile del sistema economico capitalista e dalla tendenza alla guerra. Risponde alle esigenze  della classe dominante, ovvero dare pene esemplari per stroncare qualunque ipotesi di progettualità rivoluzionaria e la sua possibile diffusione e legame tra/con i lavoratori e le masse che lottano strette dalla crisi.</p>
<p>Ricordiamo che i compagni ora torneranno nel carcere confino di Catanzaro, dove ci sono altri compagni comunisti. Come loro oggi tutti i prigionieri politici in Italia sono detenuti in sezioni specifiche e divisi dal resto del corpo prigioniero secondo la logica della differenziazione di cui l’articolo 41 bis dell’ordinamento penitenziario, forma di isolamento e strumento di tortura vera e propria, è la punta più alta.</p>
<p>Per tale ragione, riteniamo che la lotta contro il carcere imperialista, contro il 41bis, contro la differenziazione e la solidarietà ai prigionieri politici sia parte fondamentale e integrante della più generale lotta contro la repressione e della lotta di classe. Questa lotta è inscindibile dal tema del processo politico. La lotta va rilanciata, raccolta e organizzata con mobilitazioni concrete. Invitiamo tutti coloro che sono interessati contribuire alla costruzione di percorsi di lotta specifici contro il 41 bis e la differenziazione, ad allargare il dibattito all’interno delle assemblee che verranno convocate per la rilanciare la mobilitazione.</p>
<p>I partecipanti alla Conferenza</p>
<p>27 giugno 2010</p>
<p>P.S.</p>
<p>I compagni dell’inchiesta contro il Pc-pm sono stati trasferiti a Siano-Catanzaro all’alba di sabato 26 giugno. L’aereo era già prenotato! La conferma che la sentenza era già scritta.</p>
<p>Per i compagni libertà, rilanciare e organizzare la solidarietà!</p>
<p>Libertà per tutti i prigionieri rivoluzionari, libertà per tutti i popoli oppressi!</p>
<p>Contro il carcere imperialista, no alla differenziazione, all’isolamento al 41bis!</p>
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		<item>
		<title>Solidarietà ai compagni e alla compagna condannati a Milano!  L&#8217;unica giustizia è quella proletaria!</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 23:09:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>autore1</dc:creator>
				<category><![CDATA[Repressione]]></category>
		<category><![CDATA[carcere]]></category>
		<category><![CDATA[gramigna]]></category>
		<category><![CDATA[operazione tramonto]]></category>
		<category><![CDATA[prigionieri rivoluzionari]]></category>
		<category><![CDATA[solidarietà di classe]]></category>

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Giovedì 24 giugno scorso è stata emessa dalla Corte  di Appello di Milano la sentenza a carico dei compagni e della compagna  arrestati nell&#8217;operazione Tramonto, il 12 febbraio 2007.
Condanne confermate, beffardemente diminuite di alcuni mesi in  determinati casi, eccetto per il compagno Federico di Padova a cui  vanno, ovviamente, le nostre [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<div><a href="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2009/11/banner-contro-la-repressione.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-451" src="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2009/11/banner-contro-la-repressione.jpg" alt="" width="490" height="74" /></a></div>
<div>Giovedì 24 giugno scorso è stata emessa dalla Corte  di Appello di Milano la sentenza a carico dei compagni e della compagna  arrestati nell&#8217;operazione Tramonto, il 12 febbraio 2007.</div>
<div>Condanne confermate, beffardemente diminuite di alcuni mesi in  determinati casi, eccetto per il compagno Federico di Padova a cui  vanno, ovviamente, le nostre felicitazioni.</div>
<div>I compagni incarcerati sono stati nuovamente deportati a Siano, per  chi volesse inviare messaggi di solidarietà:</div>
<div>Davide Bortolato</div>
<div>Claudio Latino</div>
<div>Alfredo Davanzo</div>
<div>Massimo Gaeta</div>
<div>Massimiliano Toschi</div>
<div>Bruno Ghirardi</div>
<div>Vincenzo Sisi</div>
<div>Casa Circondariale via tre fontane 28 88100 Siano Catanzaro.</div>
<div>A tal proposito inviamo in allegato un comunicato del Collettivo Tazebao e  l&#8217;intervento dell&#8217;avvocato Pelazza, difensore di alcuni imputati, tratto dal  sito del Campo Antimperialista.</div>
</div>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<h1>Una sentenza degna del potere che l&#8217;ha emessa</h1>
<p><strong> </strong></p>
<p><em>La sentenza d’appello, contro i compagni e la compagna arrestati nell’inchiesta “Tramonto” del 12 febbraio 2007, emessa a Milano giovedì 24 giugno, conferma 13 condanne, per un totale di oltre un secolo di carcere. </em></p>
<p><em>L’unica notizia buona è stata l’assoluzione per Federico, dopo aver trascorso 3 anni tra carcere e arresti domiciliari. Positiva anche la risposta data dalla solidarietà dentro l’aula, e all’esterno con un presidio permanente che ha atteso la lettura.<span id="more-968"></span> Sono stati confermati anche i risarcimenti di 100 mila euro per il giuslavorista reazionario Ichino e di un milione di euro alla presidenza del consiglio che si costituì parte civile per cosiddetti “danni d’immagine”. Ricordiamo che l’unico fatto specifico confermato dalla sentenza è la detenzione d’armi; per il resto, il provvedimento è costruito sopra i reati associativi (270 bis, 306 c.p.), vecchi strumenti giuridici del potere borghese italiano nella lotta contro il movimento comunista e rivoluzionario. </em></p>
<p><em>Il messaggio è chiaro: devono essere puniti in maniera esemplare coloro che cercano di costruire un’alternativa politica concreta e organizzata al potere degli sfruttatori e al loro sistema, il capitalismo, oggi attraversato da una crisi strutturale di lunga durata, foriera dell’aggravarsi delle condizioni di vita delle masse popolari nei singoli paesi e a livello mondiale. Un provvedimento che si pone dunque in piena continuità con l’azione repressiva preventiva denominata “Tramonto”, portata avanti dalla Digos su direzione dei servizi segreti, sintomatica del terrore che vive la classe dominante difronte al possibile riemergere d’un movimento rivoluzionario e d’una prospettiva strategica contrapposta a quella del potere borghese. La logica è punire chi non intende sottomettersi agli attuali valori dominanti, che sono quelli dello sfruttamento, della guerra, della corruzione e della violenza, ma anzi si organizza per combatterli. Una finalità che deve essere perseguita al costo di riabilitare, nei fatti, prassi degne da procura e tribunali fascisti. È la dittatura della borghesia imperialista che si riassume a pieno in questa sentenza, la cui forma giuridica  non riesce per nulla a mistificare la sua natura di classe.</em></p>
<p><em>La “giustizia” che ha colpito i compagni e la compagna è quella delle liste nere stilate dall’imperialismo Usa e Ue, delle carceri mondializzate come strumento fondamentale delle attuali guerre di genocidio, dei sequestri di militanti antimperialisti, della tortura e degli omicidi di regime contro i rivoluzionari, della militarizzazione e degli arresti di massa contro i movimenti popolari ( i 600 arresti al G8 canadese parlano chiaro) e, più in generale, quella della classe di vampiri globali che sono disposti a ogni crimine e saccheggio per perseguire il loro dominio. Lo dimostrano i salassi sociali imposti dalla Banca Centrale Europea, dal Fondo Monetario Internazionale e dagli altri centri del potere imperialista per far pagare la loro crisi ai popoli europei, gli attacchi alle conquiste storiche della classe operaia come il diritto di sciopero e la generale offensiva contro le condizioni di lavoro,  produttiva ogni giorno di vittime nei cosiddetti “infortuni”, le politiche di occupazione di intere aree del pianeta e di riarmo, l’unica spesa pubblica da non mettere in discussione, per un sistema economico e politico votato strategicamente al colonialismo militare e alla guerra imperialista.</em></p>
<p><em>Non a caso, proprio nei paesi dove s’inasprisce il conflitto di classe, il ruolo dei prigionieri politici è centrale, poiché essi rappresentano la prospettiva strategicamente contrapposta a tutta questa barbarie. Nella Grecia degli scioperi generali, della resistenza di massa alle violenze poliziesche, dei porti dove si bloccano le spedizioni militari per gli assassini israeliani, i numerosi prigionieri politici sono sempre ricordati sia all’interno delle mobilitazioni popolari, sia attraverso azioni dirette, come le ultime esplosioni al tribunale e al carcere della capitale, dove sono rinchiusi decine di rivoluzionari, e l’attentato avvenuto la settimana scorso nella sede del ministro degli interni, responsabile della repressione contro i gruppi di guerriglia, con parziale distruzione degli uffici ed eliminazione di uno dei capoccia dell’antiterrorismo.</em></p>
<p><em>Queste azioni vogliono testimoniare che i rivoluzionari prigionieri sono parte integrante della lotta e all’esterno delle galere, tendendo il filo rosso che lega la resistenza dei prigionieri politici con la loro classe. Un filo che dobbiamo tendere, attraverso la solidarietà, anche nel nostro paese, poiché l’orizzonte che i rivoluzionari incarcerati hanno indicato e continuano ad indicare con le loro idee e pratiche è quello del comunismo. Un orizzonte che solo gli opportunisti o gli arresi hanno smesso di ricorrere e al quale sarà obbligata a volgere lo sguardo l’intera umanità, se non vorrà subire il tramonto marcescente del capitalismo.</em></p>
<p><strong><em>Solidarietà ai compagni e alla compagna condannati a Milano!</em></strong></p>
<p><strong><em>La sola giustizia è quella proletaria!</em></strong></p>
<p><strong><em>Di processi la borghesia ne celebrerà ancora molti, ma il solo processo decisivo sarà quello storico che la vedrà inevitabilmente soccombere!</em></strong></p>
<p><strong><em>Collettivo Tazebao – per la propaganda comunista</em></strong></p>
<p>collettivo.tazebao@gmail.com</p>
<p><strong>Niente di nuovo sotto il sole</strong></p>
<p><strong>- le nuove crociate -</strong></p>
<p>Scritto da Avv. Giuseppe Pelazza</p>
<p><strong>La sentenza fotocopia al processo di appello agli arrestati del febbraio 2007</strong></p>
<p><em>Un anno fa (il 18 giugno 2009) commentavo su questo sito la sentenza 13 giugno 2009 della 1° Corte di Assise di Milano che aveva concluso il processo agli arrestati del 12 febbraio 2007, alcuni dei quali avevano rivendicato il progetto di costituzione del Partito Comunista Politico Militare.</em></p>
<p><em>Non avrebbe senso richiamare ora quelle considerazioni (è pur sempre possibile rileggerle), mentre è giusto svolgere qualche considerazione sulla sentenza di appello pronunciata il 24 giugno scorso, e sui suoi possibili significati.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Dunque, la sentenza di appello, oltre ad aver assolto un altro imputato (condannato in primo grado a 3 anni e 6 mesi, e che ha patito una lunga custodia cautelare (circa 2 anni e 11 mesi) ha ridicolmente ridotto le maggiori pene inflitte: chi era stato condannato a 15 anni si è visto portare la pena a 14 anni e 7 mesi, chi era stato condannato a 13 anni e 10 mesi è stato ora condannato a 13 anni e 5 mesi, chi a 11 anni e 1 mese ha ora “incassato” 10 anni, 10 mesi e 15 giorni, chi a 10 anni e 11 mesi ora si ritrova condannato a dieci anni, 8 mesi e 15 giorni, chi a 8 anni e 3 mesi si è visto ridurre la pena a 8 anni e 15 giorni.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Queste riduzioni di pena, che suonano come una vera e propria presa in giro, si collegano all’assoluzione, nell’ambito della accusa di detenzione e ricettazione di armi e munizioni, dai fatti più incredibilmente fantasiosi (in realtà, nell’abbondanza di tale tipologia di fatti, scelti sostanzialmente a caso), del tipo detenzione e ricettazione di “duecento cartucce di <strong>calibro non individuato</strong> che occultavano <strong>in un luogo non ancora individuato</strong>”, ovvero detenzione e ricettazione di “<strong>armi e munizionamento non meglio precisate</strong>… quali per esempio un’arma indicata come «sportoncino» ed altra indicata come «siculotto»”.</em></p>
<p><em>Il centro della questione sta, tuttavia, <strong>nell’aver lasciato inalterato l’impianto accusatorio principale, e cioè quello relativo ai reati associativi (270 bis – associazione con finalità di eversione, e 306 – banda armata).</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Già l’anno scorso, nell’immediatezza della sentenza di primo grado, si era parlato della ripresa della teoria giuridica della colpa d’autore, e cioè della teoria per cui “ti punisco non per quello che hai fatto ma per quello che sei”. Per cui ora non è il caso di riprendere questa considerazione, che pure è centrale.</em></p>
<p><em>È il caso, piuttosto, di sottolineare come il Giudice dell’appello, il cui compito è, appunto, quello di verificare la correttezza dello svolgimento del processo di primo grado e la correttezza delle motivazione della prima sentenza, è completamente venuto meno a tale suo dovere, convalidando una sentenza la cui motivazione – per prudenza di chi scrive – è meglio non definire, e ignorando le clamorose violazioni procedurali che hanno connotato il primo giudizio.</em></p>
<p><em>Ma, del resto, non c’è da stupirsi, e ciò per un <strong>duplice motivo, uno di carattere generale (e assolutamente il più importante) e l’altro di un carattere peculiare</strong>, che dimostra comunque la “disinvoltura” con cui si muovono i magistrati.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Perché “disinvoltura”? Perché vanamente la difesa aveva chiesto all’inizio del processo, immediatamente, che la Presidente della Corte si astenesse (non era tecnicamente possibile la ricusazione), <strong>in quanto non solo negli anni 80 aveva fatto parte – brillando per animosità nei confronti degli imputati di quegli anni – del c.d. Pool milanese dei pubblici ministeri antiterrorismo, ma addirittura era stata, sempre a Milano, Procuratore Aggiunto fino a dopo il 12/2/2007, e cioè  per tutto il periodo in cui la Procura di Milano aveva condotto le indagini contro questi imputati, richiedendone infine la cattura, </strong>essendo allora collega del sostituto procuratore (la PM dottoressa Boccassini) che aveva guidato le indagini e poi sostenuto l’accusa nel processo di primo grado, e, altresì, della ora sostituto Procuratore Generale, dottoressa Barbaini, che ha sostenuto l’accusa nel processo di appello, e che all’epoca era alla Procura della Repubblica.</em></p>
<p><em>E tutto questo, si badi, avendo ottenuto di passare dalla magistratura requirente a quella giudicante presso la stessa sede giudiziaria, <strong>senza doversi, cioè, trasferire presso un’altra Corte di Appello e in un’altra provincia,</strong> per il cd “rotto della cuffia”, dal momento che <strong>dal 31 luglio 2007, in seguito all’entrata in vigore della legge 111/2007 </strong>(Modifiche alle norme sull’ordinamento giudiziario) <strong>non le sarebbe stato più, in alcun modo, consentito.</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ma passiamo ora al <strong>motivo di carattere generale </strong>per cui è stata emessa questa sentenza.</em></p>
<p><em>Io credo che sia necessario “rispolverare” qualche antica nozione sulla <strong>natura dello Stato</strong>, e sull’esser la magistratura, una sua componente fondamentale.</em></p>
<p><em>Il richiamo alla “colpa d’autore”, infatti, ha la sua ragion d’essere proprio nella collocazione <strong>del Potere Giudiziario fra i pilastri del complessivo potere dello Stato.</strong></em></p>
<p><em>Il Potere giudiziario, cioè, ben lungi dall’essere deputato a rispondere al bisogno di giustizia della Società, è invece calibrato – nella sua intima essenza – sulla esigenza di difesa dello Stato da chi è individuato come suo nemico, anche se, bisogna evitare di cadere in una visione dogmatica e esclusivamente ideologica. Infatti, a fronte dei progressivi e brutali imbarbarimenti dell’assetto normativo del nostro Ordinamento, e delle prassi che si affiancano a tali imbarbarimenti, si può verificare, all’interno del corpo giudiziario, un qualche “sussulto democratico” di qualche singolo soggetto che mal sopporta di svolgere un ruolo sempre più disancorato dalle premesse Costituzionali (che, se pur non modificano la intima e materiale natura di tale Potere, quantomeno cercano di “imbrigliarlo” all’interno di principi di democrazia e di un qualche rispetto per le libertà).</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Ma, comunque, sono le condizioni politiche che dettano il tempo e conducono la danza.</em></p>
<p><em><strong>Pensiamo che fra gli imputati più pesantemente condannati vi sono operai sindacalmente impegnati, riconosciuti come importanti punti di riferimento dai loro compagni di lavoro e nelle aree territoriali in cui operavano.</strong></em></p>
<p><em>Pensiamo a come, nei loro scritti allegati agli atti del processo, fosse <strong>costante l’attenzione degli imputati, rivendicanti il percorso politico che si è detto, alla situazione dei lavoratori</strong> (insieme alle tematiche più complessive relative alla linea politica rivoluzionaria).</em></p>
<p><em>Pensiamo, poi, <strong>alla situazione attuale del mondo del lavoro</strong>, che non può certo dirsi “pacificato”: l’esito del <strong>referendum di Pomigliano</strong>, con la coraggiosa e nutrita minoranza di “no” al ricatto di Marchionne ne è testimonianza.</em></p>
<p><em>Ed ecco, allora, che si spiega perché una Corte di Assise di Appello ignori le gravissime storture di una sentenza di primo grado, ri-applicando &#8211; sotto l’apparenza dell’ormai abituale schema del reato associativo – il cd “diritto penale del nemico” e il meccanismo della “colpa d’autore”.</em></p>
<p><em><strong>Agli operai di Pomigliano, e ovviamente, non solo a loro, deve essere lanciato un segnale forte.</strong></em></p>
<p><em>Al ricatto “privato” di Marchionne, si affianca <strong>il ben più pesante ricatto “pubblico” della “giustizia” penale.</strong></em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Milano, 28.06.10</p>
<p>Avv. Giuseppe Pelazza</p>
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		<title>Milano, giovedì 24 giugno h.12-Sentenza d&#8217;appello per i compagni arrestati il 12-02-2007</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 16:03:00 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Repressione]]></category>
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		<category><![CDATA[operazione tramonto]]></category>
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In occasione dell&#8217;ultima udienza e della sentenza d&#8217;appello a carico dei compagni e della compagna arrestati il 12 febbraio 2007, pubblichiamo la presentazione del verbale del documento allegato agli atti del processo d’Appello come dichiarazione finale di alcuni compagni. Inviatiamo tutti e tutte a presenziare l&#8217;udienza presso il tribunale di Milano portando la nostra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> <a href="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2009/12/030.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-637" src="http://www.cpogramigna.org/wp-content/uploads/2009/12/030.jpg" alt="" width="500" height="375" /></a></em></p>
<p><em>In occasione dell&#8217;ultima udienza e della sentenza d&#8217;appello a carico dei compagni e della compagna arrestati il 12 febbraio 2007, pubblichiamo la</em><em> presentazione del verbale del documento allegato agli atti del processo d’Appello come dichiarazione finale di alcuni compagni. Inviatiamo tutti e tutte a presenziare l&#8217;udienza presso il tribunale di Milano portando la nostra solidarietà</em>. <em>Ricordiamo anche, che questa sarà l’ultima occasione per salutare i compagni, prima del loro trasferimento presso il carcere di Siano – Catanzaro, a circa 1000 chilometri di distanza dai loro compagni di lotta, dagli avvocati, dai colleghi e dai loro affetti.</em></p>
<p><strong><em>Intervento fatto in aula il 27 maggio 2010 dal compagno Claudio Latino a nome dei compagni Alfredo Davanzo, Vincenzo Sisi, Davide Bortolato, militanti per la costituzione del Partito Comunista Politico-Militare PC p-m e del militante comunista prigioniero Massimiliano Toschi.</em></strong></p>
<p>- La nostra presa di posizione collettiva è espressa nel documento che oggi alleghiamo agli atti, qui mi limiterò a presentarlo e a farne una rapida sintesi.</p>
<p>- Innanzitutto alcune parole <span style="text-decoration: underline">sull’uso fatto dei nostri documenti </span>dalla Corte di Primo Grado: è un uso mistificatorio. In perfetto <span style="text-decoration: underline">stile inquisitorio</span>.</p>
<p>Si è voluto considerare la nostra presa di posizione collettiva come la prova regina della confessione.</p>
<p>Si vede proprio che l’Inquisizione ha lasciato il segno nel modo di fare giustizia di questo stato.</p>
<p>Il bisogno di confessione è grande da parte delle Corti giudiziarie della nostra classe dominante.</p>
<p>E in questo processo questo bisogno si è fatto ancora più grande a causa della <span style="text-decoration: underline">debolezza politica dell’accusa.<span id="more-963"></span></span></p>
<p>Solo questa debolezza, infatti, spiega la necessità di trasformare, con un’operazione da prestigiatori, in confessione un nostro documento politico.</p>
<p>È la stessa debolezza che spiega la necessità di <span style="text-decoration: underline">sostituire tre giudici popolari</span> alcuni giorni prima del ritiro in Camera di Consiglio. E in aggiunta c’è stata anche la provocazione di considerare tra i firmatari del nostro documento anche chi non lo ha firmato affatto come il compagno Bruno Ghirardi.</p>
<p>- Vogliamo ribadire che <span style="text-decoration: underline">non abbiamo niente da confessare</span> alle Corti giudiziarie della classe dominante.</p>
<p><span style="text-decoration: underline">Il carattere di classe della loro giustizia </span>è chiarito fino in fondo dal fatto che i padroni responsabili coscienti di <span style="text-decoration: underline">migliaia di morti di oper</span>ai per cancro, cosa riconosciuta anche dai “processi Eternit”, Pirelli e Fincantieri, non si faranno nemmeno un giorno di galera. Per non parlare delle stragi. Con relativi depistaggi e archiviazioni.</p>
<p>- I nostri documenti, le nostre espressioni politiche, <span style="text-decoration: underline">sono assunzioni di responsabilità</span> e dichiarazioni di solidarietà nei confronti della nostra classe. La classe il cui sfruttamento mantiene anche la sovrastruttura giudiziaria di cui questo processo è una manifestazione. <span style="text-decoration: underline">Solo alla classe degli sfruttati e degli oppressi dobbiamo dare spiegazione </span>del nostro essere qui come imputati di fronte alla giustizia borghese. E vogliamo ancora una volta utilizzare questa scomoda posizione per ribadire<span style="text-decoration: underline"> il nostro rapporto di unità con la classe operaia</span> e ringraziare della<span style="text-decoration: underline"> solidarietà</span> che ci è stata espressa nel corso del processo. Ringraziamento che non potrà mai compensare la grande onda di calore umano che è riuscita a raggiungerci superando le mura delle galere e le grate delle gabbie.</p>
<p>- Come con le altre prese di posizione anche con questa cerchiamo di portare il nostro modesto contributo nella <span style="text-decoration: underline">ricerca della verità</span>. Non si tratta però della verità giudiziaria della giustizia borghese, che ci ha già condannato e ci condannerà, ma della verità rivoluzionaria della classe che lotta per la fine del sistema dello sfruttamento e dell’oppressione, per una società senza distinzione di classe, basata <span style="text-decoration: underline">non sull’individualismo ma sull’uguaglianza</span>, finalizzata non al profitto individuale ma al benessere collettivo.</p>
<p>- In questo senso interveniamo in questo processo per ribadire ancora una volta il suo <span style="text-decoration: underline">carattere politico</span>. Questo processo è un momento dell’<span style="text-decoration: underline">offensiva </span>con cui la borghesia cerca di impedire lo sviluppo della lotta del proletariato.</p>
<p>Lo fa con i <span style="text-decoration: underline">manganelli della celere contro i lavoratori</span>, i giovani e le popolazioni in lotta e lo fa con <span style="text-decoration: underline">la magistratura e i processi che colpiscono avanguardie e soggettività</span> che si pongono sul piano strategico &#8211; organizzativo per strappare il potere alla classe degli sfruttatori.</p>
<p>Tutte queste sono <span style="text-decoration: underline">contromisure che la borghesia prende per far fronte alla crisi del suo sistema</span>. Una crisi che come si è visto negli ultimi anni è tra le più gravi della storia del capitalismo.</p>
<p>- in considerazione di questa situazione abbiamo scelto di introdurre il nostro documento con una frase di Carl Marx: “A un dato punto del loro sviluppo le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà dentro ai quali tali forze per l’innanzi si erano mosse. Questi rapporti da forme di sviluppo delle forze produttive si convertono in loro catene. E allora subentra una epoca di rivoluzione sociale.”</p>
<p>- Abbiamo fatto questa citazione per due motivi. Primo perché vogliamo rimarcare che la <span style="text-decoration: underline">nostra storia</span> non è assolutamente descritta nel racconto che ne fa chi ci accusa. È una storia che non è solo parte della storia e del movimento delle organizzazioni rivoluzionarie originatesi dal ’68 studentesco e dal ’69 operaio che a partire dagli anni ’70 hanno riaperto l’opzione della rivoluzione proletaria ponendo la questione del potere. Ci interessa, infatti, rivendicare che <span style="text-decoration: underline">la nostra piccola storia è una goccia del grande fiume del movimento comunista internazionale</span> che da oltre 150 anni rappresenta l’unica vera possibilità di superamento dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo fondamento del capitalismo.</p>
<p>- Il secondo motivo è che la frase di Marx è una <span style="text-decoration: underline">lucida descrizione</span> della situazione attuale di crisi del capitalismo, crisi che è precipitata in questi ultimi anni.</p>
<p>Anni di crisi in cui i <span style="text-decoration: underline">volumi di ricchezza bruciati sono stati enormi</span>. La saturazione dei mercati ormai rende impossibile un investimento produttivo che valorizzi i capitali in eccesso. <span style="text-decoration: underline">È crisi di sovrapproduzione</span> e l’unica via di uscita è la distruzione di forze produttive di alcuni a vantaggio di altri tra i gruppi imperialisti. In un contesto in cui le distruzioni dell’ambiente sono sempre più devastanti.</p>
<p>- sul <span style="text-decoration: underline">fronte esterno</span> si creano nuovi squilibri tra vecchie potenze economiche declinanti e nuove potenze emergenti e si approfondiscono tutte le contraddizioni. Si rafforza la <span style="text-decoration: underline">tendenza alla guerra interimperialista </span>e si sviluppano <span style="text-decoration: underline">guerre per accaparrarsi risorse e posizioni strategiche</span> come quelle che massacrano il popolo afgano e iracheno.</p>
<p>- Sul <span style="text-decoration: underline">fronte interno</span> anche nel nostro paese la crisi oltre che <span style="text-decoration: underline">economica diventa anche politica e istituzionale.</span> La torta da spartirsi diventa sempre più piccola e come conseguenza si assiste ad uno scontro sempre più acuto tra le diverse lobby affaristiche collegate alle diverse frazioni della borghesia e ai loro partiti. Uno scontro in cui si scoprono gli altarini: <span style="text-decoration: underline">la corruzione, l’immoralità e la putrefazione</span> del sistema dei valori della borghesia.</p>
<p>- Anche se sempre più divisi nella lotta per la spartizione del potere e della ricchezza quello su cui <span style="text-decoration: underline">si trovano sempre d’accordo</span> banchieri, industriali e governanti è far <span style="text-decoration: underline">pagare la crisi ai lavoratori e alle masse popolari.</span> Coltivano l’illusione di poter <span style="text-decoration: underline">superare questa crisi intensificando lo sfruttamento,</span> spremendo più sudore e succhiando più sangue, estraendo cioè più plusvalore dal lavoro e per questo riducendo ulteriormente i salari reali.</p>
<p>-In realtà quello del <span style="text-decoration: underline">trasferimento sempre maggiore di ricchezza</span> prodotta dai settori popolari a quelli padronali è un processo in atto da tempo e che con l’acuirsi della crisi si intensifica. Ma tutto questo travaso fatto di riduzione del cosiddetto costo del lavoro, licenziamenti, tagli e privatizzazioni di sanità, scuola, previdenza e assistenza che ha portato alla miseria interi strati proletari <span style="text-decoration: underline">non è servito ad impedire l’inevitabilità della crisi</span>.</p>
<p>- Ha creato però una situazione sempre più insostenibile che porta ad <span style="text-decoration: underline">un aumento delle lotte operaie</span> e delle masse popolari. Mobilitarsi in prima persona per la difesa dei propri interessi primari diventa una scelta obbligata. E sempre più difficile diventa il lavoro degli imbonitori, dei professionisti della resa agli interessi dei padroni.</p>
<p>- Queste lotte sono caratterizzate dalla <span style="text-decoration: underline">difficile ricerca di una soluzione di parte proletaria del problema.</span> Esprimono contenuti come: “La vostra crisi non la paghiamo”, “A lavoro uguale salario uguale”, “Contro la privatizzazione e mercificazione dei beni comuni” (acqua), “Lavorare meno, lavorare tutti” che contrastano i piani del supersfruttamento. Ma come anche la rivolta degli immigrati a Rosarno ci ha mostrato la realtà dell’oppressione capitalistica <span style="text-decoration: underline">è un blocco di potere dispotico e violento che dagli avvoltoi della finanza mondiale scende fino ai negrieri-caporali</span>.</p>
<p>- Questo blocco di poter si può affrontare solo imparando a <span style="text-decoration: underline">coniugare resistenza e attacco</span>. Un esempio in questo senso lo troviamo nella situazione attuale in Grecia dove parallelamente alla mobilitazione di massa contro l’affamamento e la miseria si dà la ripresa della lotta armata per il potere. Il movimento di classe che si rifiuta di pagare i costi insopportabili della crisi del sistema <span style="text-decoration: underline">entra in dialettica</span> con l’istanza rivoluzionaria trovando così una prospettiva politica.</p>
<p>- A noi preme ribadire ancora una volta che <span style="text-decoration: underline">il polo principale di questa necessaria dialettica è l’istanza rivoluzionaria. </span>Il piano di partito che si pone sul terreno di scontro per il potere. È qui che il lavoro dei comunisti trova il suo sbocco come la storia del movimento comunista internazionale ha ampiamente dimostrato.</p>
<p>Solo con il partito il movimento delle masse può conquistarsi una strategia rivoluzionaria e rovesciare l’oppressione attraverso una <span style="text-decoration: underline">guerra popolare prolungata.</span></p>
<p>- Naturalmente se, come noi crediamo, questo sviluppo è storicamente inevitabile, ed è anche accelerato dalla crisi in corso, <span style="text-decoration: underline">nessun processo e nessuna sanzione giudiziaria potrà impedirlo.</span></p>
<p><span style="text-decoration: underline"> </span></p>
<p><strong>La crisi produce guerra e miseria: sostenere la resistenza, organizzare l’attacco!</strong></p>
<p><strong> Costruiamo il Partito Comunista p-m della classe operaia e del proletariato!</strong></p>
<p><strong> Proletari di tutto il mondo uniamoci: morte all’imperialismo, libertà ai popoli!</strong></p>
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