CONSIGLIATO!!!
Il libro in questione è frutto di una ricerca iniziata dall’autore C. Bermani nel biennio 1976/78, ampliata successivamente con una prima pubblicazione nel 1996 e poi rivista e arricchita ancora per la seconda edizione del 2009, pubblicata dalla casa editrice “Edizioni Colibri”. Bermani si basa principalmente su narrazioni orali dei volantisti ancora vivi e di ex militanti del Pci, in parte riportate nel testo, e di alcune tesi di laurea degli anni novanta su questo tema. L’autore usa le narrazioni orali per inquadrare gli eventi all’interno della loro situazione storica e non sradicati dal loro contesto, come invece usa il revisionismo per presentarli in maniera distorta. Ne deriva un testo oggettivamente veritiero e reale che ha l’obiettivo di contrastare la versione infangante che il revisionismo storico ha riscritto della Resistenza e sulle azioni della Volante Rossa.
Il primo aspetto positivo del libro è quello di mettere subito in luce che migliaia di proletari e di ex partigiani, dopo il 25 aprile 1945, considerano la Resistenza un percorso rivoluzionario interrotto prima di arrivare alla presa del potere da parte della classe operaia. Da qui, Bermani spiega come migliaia di armi partigiane non vengono consegnate, ma sono nascoste nelle fabbriche, in montagna o nelle case. In questo scenario dell’ottobre 1944, nasce a Lambrate la “Volante Rossa Martiri Partigiani”, questa nuova organizzazione intende richiamarsi alla Volante Rossa che ha agito in Ossola, inquadrata nell’85ª Brigata Garibaldi Valgrande Martire. È strutturata in livelli legali e clandestini, che all’inizio si organizza per l’eliminazione di ex criminali fascisti ancora liberi o, in seguito, amnistiati da Togliatti. Successivamente si adopera anche per appoggiare le lotte dei lavoratori contro gli abusi padronali, gli scioperi operai e i tentativi di insurrezione armata che nacquero in molte città del nord. La Volante Rossa viene fatta rientrare all’interno del Pci nel 1947 e, infine, viene decimata dagli arresti voluti dal Ministro degli Interni Scelba. Per scappare alla repressione, alcuni volantisti fuggono in Cecoslovacchia, dove vengono a contatto con la situazione del socialismo dell’Est degli anni ’70 (e presenteranno sotto un’altra luce la “famosa” Primavera di Praga), mentre la maggior parte di loro sconterà molti anni di galera, con pene fino a 22 anni. È interessante evidenziare che nel 1945 su 45 membri della Volante solo 8 avevano più di vent’anni, la maggior parte aveva combattuto nelle file dei partigiani, gli altri erano giovanissimi militanti spinti dal desiderio di dare un contributo alla via per il socialismo.
Il libro racconta dettagliatamente il clima dopo la Liberazione: la riorganizzazione di decine di gruppi armati fascisti clandestini, spesso all’ombra dell’Msi nato nel ’47, protagonisti di attentati e omicidi, i piani terroristici in funzione anticomunista degli Stati Uniti che vedono nell’Italia una delle basi più importanti da cui dominare il Meditteraneo occidentale ed esercitare la propria influenza sui Balcani e l’Europa occidentale. Descrive la preparazione da parte della Dc e del Vaticano, grazie a costanti forniture di armi americane, di colpi di stato in caso di vittoria del Pci nelle elezioni successive alla guerra anche attraverso la creazione di Gladio, o l’amnistia di 10.000 repubblichini da parte dell’allora Ministro della Giustizia Togliatti, in gran parte reintegrati in settori chiavi del potere (polizia, esercito, giornali, televisioni, radio, capi fabbrica ecc).
Durante la narrazione dei fatti della Volante Rossa emerge la grande contraddizione del Pci in quegli anni: da un lato la dirigenza del partito, pur divisa al suo interno, entra nella legalità di governo e abbandona la prospettiva rivoluzionaria per abbracciare la linea del revisionismo in continuità con la svolta di Salerno dell’aprile 1944, dall’altro lato la vastissima base operaia, partigiana e proletaria del Partito comunista che continua ad armarsi e spinge per la rivoluzione, per dare seguito a quel percorso di cambiamento interrotto con la fine della guerra partigiana. Il Pci, a causa dell’identità revisionista che si è dato, si pone in contrasto con gli operai e le masse in rivolta non intendendo, di conseguenza, rappresentare i loro bisogni e le loro aspettative di cambiamento. Saranno, invece, espressione e avanguardia di queste rivendicazioni, soprattutto nella pratica, i militanti della Volante Rossa.
Una frase di un volantista nel libro spiega meglio questa contraddizione: [“Certo noi puntavamo alla rivoluzione e il Partito invece aveva una posizione legale, lottava per una democrazia progressiva. Nelle riunioni di partito ci scontravamo spesso con quei compagni che battevano solo sull’aspetto della lotta politica parlamentare, perché noi pensavamo che si doveva essere pronti a rintuzzare qualsiasi attacco e a fare la rivoluzione se fosse stato necessario”]. Va evidenziato che nel 1947 anche il Cominform, l’Ufficio di Informazioni fra i Partiti comunisti e operai (è la risposta sovietica alla “dottrina Truman” che intende asservire politicamente ed economicamente l’Europa agli Usa), critica fortemente la politica del Pci invitandolo a cambiare radicalmente linea sulla base che gli alleati di ieri sono diventati i nemici di oggi e che l’Italia rischia di diventare un vassallo dell’America. Come sappiamo, è quello che accadrà in seguito.
È in questo clima che il Pci “ufficializza” la Volante Rossa e i suoi militanti per i servizi d’ordine e vigilanza alle sedi del partito, ma anche per poterli controllare meglio. Infatti, alcuni degli stessi protagonisti del libro ammettono di essere stati strumentalizzati dal Pci e che l’ufficializzazione della Volante Rossa si dimostrò da subito incompatibile con l’eliminazione dei fascisti. I volantisti descrivono la contraddizione al loro interno tra la necessità della clandestinità per la prospettiva rivoluzionaria e la necessità di “scoprirsi” per essere inseriti e riconosciuti tra le masse, anche se la Volante Rossa operò fino alla fine con una “doppia identità” e con una autonomia più o meno completa.
Il carattere ribellistico e spontaneo delle masse popolari toccherà l’apice con l’insurrezione armata nel nord ovest d’Italia dopo l’attentato a Togliatti nel luglio 1948 con prefetture, radio, edifici pubblici e fabbriche occupate da operai armati, organizzati a Milano proprio dalla Volante Rossa. Nel testo un volantista racconta con queste parole la situazione a Milano: [“quando passavamo con gli autocarri, anche nei momenti in cui le nostre armi erano relativamente visibili, ci accorgevamo che la popolazione era a nostro favore, spontaneamente”]e prosegue ancora: [“La seconda notte ci siamo fermati all’Innocenti e abbiamo saputo di quello che succedeva a Genova, a Torino e nelle altre città in rivolta contro le autorità. Allora ci siamo riuniti per decidere cosa dovevamo fare. Se attendere o iniziare immediatamente il movimento di trasformazione della lotta in lotta armata. E quel mattino siamo partiti per attaccare una base dei carabinieri…”] Il tradimento del Pci nella svolta rivoluzionaria appare chiaro ad ampi settori delle masse quando blocca i volantisti nell’assalto alle caserme dei carabinieri dando l’ordine di cessare la rivolta, di tornare alla legalità e quindi cancellando la possibilità della presa del potere della classe operaia. [“Comunicato che partivamo, erano già partite le staffette in direzione dei diversi centri della città. Ma ci hanno bloccato velocemente. E lì è stato il crollo. Perché in quel momento ci siamo resi conto che la rivoluzione non era possibile, mentre noi si era pensato di essere alla vigilia della presa del potere da parte della classe operaia”]. Da quel momento decine di militanti abbandonano il partito e nascondono di nuovo le armi, mentre migliaia di altri militanti vengono arrestati e perseguiti, compresi i volantisti, all’interno di un clima antipartigiano e contro la Resistenza creato ad arte dal regime democristiano.
Ci sono molti esempi che mostrano il distacco tra la dirigenza del Partito comunista e la propria base: i volantisti si organizzano nell’epurazione dei criminali di guerra fascisti mentre Togliatti ne concede l’amnistia, migliaia di proletari che avevano combattuto nella Resistenza sono pronti a continuarla in un sbocco rivoluzionario, invece il Pci dispone di deporre le armi, gli operai e le masse popolari di molte città sono pronte all’insurrezione armata contro la borghesia, che del fascismo ne fu sostenitrice e artefice, e dall’altra parte il Partito comunista dà ordine di ritirarsi nella legalità. Il Partito non ha l’intenzione di trasformare la lotta di classe in lotta rivoluzionaria e la convoglia nella lotta di governo.
Una curiosità interessante del saggio è la spiegazione degli enormi affari che le imprese sioniste fecero in Italia poco prima o in contemporanea alla nascita di Israele, comprando grandissime quantità di armi ed esplosivi tra quelle sequestrate dallo stato e quelle vendute da alcune formazioni partigiane. I volantisti si opposero sempre a tali affari, spesso interIl libro offre una chiave di lettura molto interessante e in gran parte condivisibile sugli avvenimenti in Italia dopo la Liberazione offrendo numerosi spunti di discussione.
Gli aspetti positivi che emergono dal libro quindi sono:
La borghesia dal fascismo non è mai tornata indietro, anche se non lo ripropose attraverso la dittatura, ne usò tutti gli strumenti, i protagonisti e i finanziatori per mantenere l’attuale stato di cose.
Dopo la Liberazione ci fu un vastissimo sentimento operaio e proletario della Resistenza tradita e della necessità del superamento del capitalismo attraverso la via rivoluzionaria.
Il Pci tradì la prospettiva rivoluzionaria abbracciando il revisionismo e intraprendendo la strada del riformismo.
La pratica dell’antifascismo deve essere militante e organizzata.
In seguito, l’introduzione contenuta nel libro:
Dopo il 25 aprile, sono molti i partigiani che non disarmano. Per diversi anni ha luogo una guerra non dichiarata tra chi pensa che la Liberazione possa avere un senso sociale forte, financo rivoluzionario, e chi teme questa prospettiva sopr’ogni altra cosa. Se da una parte si risponde colpo su colpo ai rinnovati attacchi fascisti e si sostiene in modo organizzato le lotte operaie, fino a impugnare le armi dopo l’attentato a Togliatti del luglio ’48, dall’altra prende corpo, con l’appoggio NATO, quella struttura paramilitare che sarà poi conosciuta come Gladio.
Nel corso dell’estate 1945, nasce la Volante Rossa, che prende sede presso la Casa del Popolo di Lambrate in via Conte Rosso 25, vero e proprio centro della vita del quartiere.
Questa nuova organizzazione intende richiamarsi alla Volante Rossa che ha agito in Ossola, inquadrata nell’85ª Brigata Garibaldi Valgrande Martire. È formata da giovanissimi, quasi tutti operai o artigiani, che in larga parte avevano partecipato alla guerra partigiana o come sappisti all’insurrezione; a costoro si sarebbero in seguito aggregati alcuni altri che avevano “perso l’autobus” della presa d’armi contro il fascismo, perché ancora troppo giovani, e che cercavano di acchiappare la corsa successiva, per “fare anche loro la loro parte”.
Questo libro, che privilegia tra le fonti storiche le testimonianze dei protagonisti, racconta e analizza le gesta di questo “gruppo di bravi ragazzi” – così la Volante Rossa firmò l’incruenta ma salace punizione inflitta a un dirigente della Falck, reo di trattare i lavoratori come “animali da soma” e di voler tornare ai “vecchi metodi” –, le cui azioni contro i fascisti e in sostegno delle lotte operaie divennero un vero e proprio mito agli occhi di vasti strati proletari. Un mito destinato a durare ben oltre la fine di quella esperienza, per giungere fino ai giorni nostri.
I primi passi di questa ricerca di Cesare Bermani, alla metà degli anni Settanta, mossero all’interno della rete di “memorie di parte”, “fili rossi” e relazioni intessuta intorno alla libreria Calusca.
È questa un’ulteriore ragione perché la nuova e accresciuta edizione del migliore studio sulla Volante Rossa venga pubblicata dall’Archivio Primo Moroni.




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