per una società senza più classi, guerra e sfruttamento

gennaio 14th, 2010 at 19:25

Rosarno, 8 gennaio 2010: la rivolta degli schiavi

[Pubblichiamo il contributo dei compagni del collettivo Tazebao che ieri è stato volantinato al presidio-corteo in solidarietà ai lavoratori immigrati di Rosarno. L’iniziativa lanciato dal mondo dell’associazionismo ha visto una buona presenza di circa 300 persone. Oltre al buon dato numerico, ancora più positiva è stata la consistente presenza di uomini e donne di molte etnie e nazionalità, a testimoniare di quanto i sentimenti di rabbia e frustrazione, che hanno spinto i ribelli di Rosarno ad alzare la testa e dire “basta” allo sfruttamento a cui sono costretti, siano molto diffusi e raccolgano la solidarietà ampia di tutti/e gli/le sfruttati/e.]

Rosarno, 8 gennaio 2010: la rivolta degli schiavi

Giovedì 8 gennaio a Rosarno centinaia di immigrati schiavizzati si sono ribellati ai loro padroni.

Il “popolo degli abissi”, come scrisse Jack London, i “dannati della terra”, come scrisse Franz Fanon, ha detto basta!

Si sono rivoltati dopo aver lavorato per anni nei campi spezzandosi la schiena per racimolare pochi euro da dare alle loro famiglie, vivendo stipati in baraccopoli peggio delle bestie, dopo essere scappati dai loro paesi martoriati da guerre, spesso scatenate o sostenute dalle potenze occidentali.

Non importa qual è stata la miccia che ha fatto accendere la rivolta dei “neri”, se le fucilate provenivano da padroni mafiosi o da qualche fascista, vista la storica presenza dell’estrema destra in Calabria. Certo è che quando i “dannati della terra” hanno rotto l’ordine pubblico dell’apartheid, il governo ha puntato a reprimere la rivolta, giustificando le sue leggi razziste e l’operato squadrista della polizia. Mentre la “sinistra”, al di là di qualche frase di rito, è rimasta a guardare insieme ai burocrati sindacali che non si sono neppure fatti vedere.

Gli immigrati hanno attaccato comprensibilmente ogni simbolo, e in alcuni casi ogni persona, ricordasse loro ciò che stavano subendo da tanto tempo. Non avessero mai osato tanto! Gli schiavi, si sa dalla storia, hanno il dovere di rimanere in silenzio legati alle loro catene. “La caccia al negro” che si è scatenata ci ha riportato ai tempi del Ku Klux Klan in America. Ronde armate che pattugliavano la città con fucili, sassi, spranghe e catene per pestare quegli “ingrati” dei neri a cui avevano dato lavoro. Ai padroni fa comodo arruolare gli immigrati per gli impieghi nei campi, meglio se clandestini così può ricattarli doppiamente e costringerli allo sfruttamento più bestiale.

In tempi di guerra e crisi come quelli attuali, i padroni sviluppano la mobilitazione reazionaria, indirizzando il malcontento crescente delle masse verso falsi nemici, rappresentati in questo caso dagli ultimi della società, per legittimare il loro operato antipopolare e continuare a dominare indisturbati. È l’antico gioco del “divide et impera”, mettendo proletari italiani contro proletari immigrati.

I lavoratori non sono altro che una forza lavoro, una merce che la borghesia elimina quando, soprattutto in questi tempi di crisi, non ne ha più bisogno. Le centinaia  di extracomunitari deportati nei nuovi lager, i Centri di Identificazione e Espulsione, il milione di cassintegrati e le migliaia di lavoratori licenziati ce lo stanno dimostrando. Deve essere, invece, l’unità e la solidarietà tra chi appartiene alla stessa classe sociale, l’arma per ribellarsi ai veri responsabili dell’attuale situazione di precarietà, disoccupazione e sfruttamento.

“I proletari non hanno da perdere che le loro catene. Hanno da guadagnarci tutto un mondo.”

K. Marx

“We want freedom by any means necessary, we want justice by any means necessary, we want equality by any means necessary.”

Malcolm X


Collettivo Tazebao – per la propaganda comunista

collettivo.tazebao@gmail.com

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