per una società senza più classi, guerra e sfruttamento

marzo 9th, 2010 at 07:45

Non c’è niente da festeggiare, molto per cui lottare!!

Dedicato alle donne palestinesi e a tutte le altre che resistono all’oppressione imperialista, all’occupazione coloniale e ai regimi fantoccio: la vostra determinazione nel lottare è la più alta risposta alla protervia degli invasori imperialisti. Non c’è emancipazione senza autodeterminazione, non c’è autodeterminazione senza liberazione nazionale!

[Contributo dei compagni del collettivo tazebao - per la propaganda comunista sull'8 marzo. ]

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E’ passato un secolo da quando, alla Conferenza delle Donne dell’Internazionale a Copenaghen, Clara Zetkin, leader socialista tedesca, propose che l’8 marzo fosse osservato, ogni anno, come la Giornata delle Donne. Una giornata di lotta per i diritti delle lavoratrici, per l’uguaglianza sociale, contro la guerra imperialista.

Ed è proprio da questo concetto che dobbiamo ripartire.

Oggi, nella fase di crisi economica che si aggrava ogni giorno di più, nonostante le menzogne sulla ripresa, le conquiste fatte dalle donne proletarie e lavoratrici, in un secolo di lotte, sono sotto un attacco spaventoso: lungi dall’aver raggiunto la tanto sbandierata parità, quotidianamente le proletarie devono far fronte ad uno sfruttamento sempre più selvaggio, ricattate nei posti di lavoro se restano incinte, espulse per prime dalla produzione quando i padroni licenziano, lasciate sole da quello stato che parla ipocritamente di “diritto alla vita” ad occuparsi dei figli, degli anziani, dei disabili. Le donne immigrate sono le prime a vivere questa situazione, vittime delle leggi razziste varate dai governi di destra e di “sinistra”, stuprate dai poliziotti nei Centri di Identificazione ed Espulsione o addirittura costrette, per violenza e miseria, a prostituirsi.

In questo contesto, la retorica delle “pari opportunità” delle signore della politica istituzionale è solo fumo negli occhi: la classe dominante, con i suoi media, impone falsi modelli di emancipazione tra cui spiccano la donna-manager, la donna-soldato, la velina, l’”imprenditrice emancipata”, dalla sfruttatrice Marcegaglia alla fascista Santanchè.

Proprio quest’ultima “signora”, con i suoi miliardi e una schiera di colf e babysitter, si erge a “paladina” dei diritti delle donne. Ma quali diritti? Sparando a zero contro la tradizione del velo islamico, contribuisce a soffiare sul fuoco della mobilitazione reazionaria, fomentando l’odio contro i musulmani e, in generale, contro gli immigrati, sbattuti in prima pagina in TV e nei giornali come violenti, stupratori, oppressori delle donne. Quasi mai viene affermato che la stragrande maggioranza delle violenze a danno delle donne avviene all’interno delle mura domestiche e da parte di persone “vicine” alle vittime come compagni o mariti italiani.

E nella politica estera il tema dei “diritti” delle donne viene usato e manipolato per farci credere che il modello occidentale sia culturalmente il migliore e, conseguentemente, per legittimare guerre come quella in Afghanistan dove la cosiddetta “missione di pace” avrebbe dovuto portare la libertà delle donne afghane. Quella “libertà” che permette ai bombardamenti della Nato di sterminarle assieme ai loro bambini oppure quella del diritto di stupro concesso, durante l’ultima campagna elettorale, dal governo del fantoccio Karzai ai loro mariti.

Alla classe dominante non interessa difendere i diritti delle donne proletarie, siano esse italiane o immigrate, né qui, né tantomeno nei paesi oppressi. Ha invece tutto l’interesse nel dividerci e nel distrarci dai reali problemi della crisi e dello sfruttamento per evitare che alla disperazione causata dai continui attacchi alle condizioni di vita si sostituisca la lotta determinata per cambiare questa società.

E’ per questo che dobbiamo combattere contro i modelli di emancipazione imposti dalla borghesia e prendere ad esempio tutte quelle donne che lottano qui per il posto di lavoro, contro la devastazione del loro territorio, per la casa, la sanità e l’istruzione, contro il razzismo e che, nei paesi sotto l’aggressione imperialista, lottano contro l’invasore, ponendo così le basi reali per il superamento dell’oppressione feudale e patriarcale.

E’ necessario che le donne lottino consapevoli e unite, italiane e immigrate, sull’esempio della grande dignità mostrata nei cortei che hanno sfilato in tutt’Italia contro lo sfruttamento e il razzismo. Oggi come ieri, riprendendo il patrimonio delle donne che hanno lottato prima di noi e proseguendo nel cammino per una reale emancipazione della donna, che si potrà realizzare solo se si affiancherà alla lotta di tutto il proletariato per abbattere la causa principale della sua oppressione: il sistema capitalista, fondato sullo sfruttamento e sulla guerra!

UNITE/I SI PUO’ VINCERE!!

Collettivo Tazebao – per la propaganda comunista

collettivo.tazebao@gmail.com

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